martedì 30 dicembre 2008

Jim Bridwell (b. 1943)














HELP JIM BRIDWELL
postato da carlocaccia alle 11:53 in varia

I falchi, da ragazzo, erano la sua passione: amava addestrarli, Jim, ma prima di addestrarli doveva catturarli. E per catturarli non c'era altro sistema: arrampicarsi sulle pareti dove nidificavano. Così è nata la passione e la passione, con la complicità di doti fuori dal comune, ha creato la leggenda. Jim Bridwell, classe 1944 ma con l'entusiasmo e la semplicità di un bambino: un personaggio del tempo andato e del tempo a venire, che ci ha fatto sognare. Attorno al suo nome ne ruotano altri come Pacific Ocean Wall e Sea of Dreams (le sfide in casa, sul solare granito del Capitan), come Odyssey (su un altro granito: quello del Grand Capucin) e come The Dance of the Woo Li Masters e The Useless Emotion (sogni d'Alaska). A proposito di quest'ultima creazione, firmata nel 1999 sul Bear's Tooth, Jim diceva che mai aveva affrontato nulla di simile, che il più difficile l'aveva incontrato lassù, dopo 38 anni passati sulle pareti del mondo. Il crescendo, però, non era ancora finito: nel 2001, con Spencer Pfingsten, il vecchio Bridwell ancora una volta è riuscito a superare se stesso. Dal Bear's Tooth (“Dente dell'orso”) è passato – anzi: tornato – al Moose's Tooth (“Dente dell'Alce”) e ha riletto la sua via del 1981 – quella Dance of the Woo Li Masters aperta con un altra leggenda: Mugs Stump – regalandole una variante iniziale diretta di 19 lunghezze di corda. Il tutto in 30 giorni, dopo i 29 del tentativo dell'anno precedente bloccato dal tratto chiave della salita: una placca di granito inclinata a 70 gradi, ricoperta di neve inconsistente, che obbliga ad un viaggio da brivido di 60 metri senza alcuna possibilità di proteggersi. Ecco il vero massimo di Jim, ecco il vertice della parabola: il cuore di una via che supera con 44 lunghezze di corda (A5, 5.10b, WI4+ e M6) i 1500 metri della parete est dello splendido Moose's Tooth. Oggi però The Yosemite Living Legend, come recita il titolo del film che Michele Radici gli ha dedicato (il film è allegato al numero di dicembre di Alp), sta passando un momento particolarmente difficile e un gruppo di amici, in prima fila Giovanni Groaz che con Bridwell ha aperto la citata Odyssey ma anche, su El Capitan, Dark Star (A5, 1999) e Welcome to Afghanistan (A4+, 2001), ha recentemente creato un comitato per aiutare questo personaggio a cui un po' tutti, come è facile pensare leggendo la sua autobiografia (The Bird, pubblicata in Italia da Versante Sud), dobbiamo qualcosa, che va al di là del materiale.

L'APPELLO

Jim, che è sempre stato particolarmente vicino all'alpinismo italiano, ha 64 anni e sta attraversando un difficile momento: ha perso recentemente la proprietà della casa per un mutuo bancario che non è riuscito a pagare, non solo per la difficile situazione economica attuale, ma anche a causa di un incidente alpinistico che l'ha bloccato per lungo tempo e che non ha del tutto superato. Un gruppo di amici e guide alpine di Trento ha fondato un apposito Comitato, per soccorrere questo grande ma sfortunato arrampicatore e aiutarlo a superare il brutto momento. Chi è disposto a versare un contributo può farlo sul conto corrente postale n. 92800887 intestato a HELP JIM BRIDWELL, 38100 Povo (TN), oppure tramite banca (codice IBAN: IT-64-H-07601-01800-000092800887). Il Comitato è stato recentemente registrato presso l'Anagrafe tributaria del Ministero delle Finanze, con codice fiscale 9608136022. Un grazie di cuore a chi vorrà dare un aiuto.


Giovanni Groaz - Guida alpina

martedì 23 dicembre 2008

Spit o Fittone Resinato ... questo è il problema

SPIT O NON SPIT ? ......
questa è una domanda che noi assidui frequentatori di falesie e vie lunghe ( non Alpinistiche ) ci siamo posti, il vero problema è che in Italia non esiste un regolamento per la "chiodatura" in falesia, in Francia, il lavoro di attrezzatura e pulizia delle vie è regolamentato da un Ente ( COSIROC ) che oltre ad attrezzare i siti di arrampicata , si preoccupa di assicurare l'opportuna garanzia sull'effettiva sicurezza delle protezioni, (posizionamento,tipologia ecc. ) effettuando periodicamente controlli e se necessario riattrezzare le medesime. Perchè in Italia ciò non avviene ? A chi spetterebbe vigilare e/o certificare la sicurezza dei siti d'arrampicata ?


www.geocities.com/a_garanzini/aipia/documenti/regchiod.pdf


http://www.geocities.com/a_garanzini/aipia/material/material.htm

domenica 21 dicembre 2008









NEPAL
Everest Mallory and Irvine










Everest base camp 1924 - George Leigh Mallory e Andrew "Sandy" Irvine prima dell'ultima ascesa

Mallory, Hillary e l’Everest: un mistero quasi risolto da Conrad Anker
Hillary e Tenzing furono davvero i primi alpinisti a violare la vetta del "Tetto del Mondo" nel 1953?Oppure, davanti a loro, 29 anni prima, vi erano giunti Mallory e Irvine?A questi e altri interrogativi ha cercato di dare risposta l’alpinista americano Conrad Anker durante la serata del 10 febbraio 2000, organizzata da The North Face, Ronco Alpinismo e la Sezione Uget Torino del CAI presso il Centro Congressi della Camera di Commercio di Torino.
Un foltissimo pubblico ha seguito con attenzione e interesse la proiezione di diapositive presentata da Anker, grazie alla quale gli spettatori hanno potuto seguire passo a passo le tappe della "Mallory & Irvine Research Expedition", diretta da Eric Simonson, che nel maggio del ’99 ha ritrovato i resti di Mallory, l’alpinista inglese scomparso l'8 giugno 1924 insieme al compagno Irvine durante il tentativo di salita all’Everest.George Leigh Mallory, 37 anni all’epoca dei fatti, padre di tre figli, si era diplomato a Oxford ed era maestro di scuola. Amico di Virginia Woolf, la celebre scrittrice, membro di uno dei più importanti circoli letterari londinesi, era un uomo colto e raffinato. Alpinista e scalatore di prim’ordine, costituì, già ai suoi tempi, una figura molto moderna. Aveva già preso parte alle precedenti spedizioni del 1921 (durante la quale svolse numerose ricognizioni volte ad individuare una via praticabile) e del 1922 (interrotta per il sopraggiungere della stagione dei monsoni e per una valanga che causò la morte di sette Sherpa).
Andrew "Sandy" Irvine, 22 anni quando scomparve, molto forte e molto tecnico, ideò una modifica al sistema di erogazione dell’ossigeno degli apparati in uso all'epoca, che permise di ridurre di 2 kg il peso dell’attrezzatura. Per questa ragione Mallory lo volle con sé durante la sfortunata spedizione del 1924, anche se non aveva ancora maturato molta esperienza.Conrad Anker, amico di uno dei nipoti di Mallory, ha fatto parte della missione di ricerca – quasi una spedizione archeologica dell’alpinismo - che aveva lo scopo di risolvere il più affascinante giallo alpinistico di tutti i tempi: i due inglesi perirono prima o dopo aver raggiunto la vetta?
Anker è colui che ha materialmente rinvenuto i resti di George Mallory e che ha ricostruito gli ultimi movimenti della cordata sviluppando una plausibile teoria sulla sequenza della tragedia.La "Mallory & Irvine Research Expedition" ha ripercorso fedelmente le tracce della spedizione inglese del 1924 (che, tra l’altro, individuò già nel 1922 la via tutt’oggi più frequentata del versante settentrionale, quella del Colle Nord) ponendo i campi negli stessi punti ove erano stati installati 75 anni prima.L’8 giugno 1924, Mallory e Irvine partirono dall’ultimo campo per entrare nella leggenda. Furono avvistati per l’ultima volta da un altro membro della spedizione (Odell) intorno alle 13.10 e non sembravano avere particolari difficoltà. Dopo di che, scomparvero. Purtroppo, negli anni la testimonianza di Odell si è rivelata imprecisa e (in buona fede) contraddittoria: infatti, non è dato di stabilire con precisione presso quale passaggio - chiave furono avvistati, il Primo o il Secondo gradino.
La questione è fondamentale, indipendentemente dalla difficoltà tecnica del Secondo gradino (per inciso, dopo aver fatto una prova con attrezzatura dell’epoca, Anker ritiene estremamente improbabile che sia stato superato dai due inglesi, dato l’equipaggiamento ed il peso e l’ingombro delle apparecchiature per l’ossigeno). Siccome l’orologio rinvenuto sul corpo di Mallory, presumibilmente fermatosi a seguito della caduta, segnava le 14.25, se Odell avesse avvistato (erano le 13.10) i due alpinisti presso il Primo gradino, essi non avrebbero avuto il tempo materiale di compiere la salita prima dell’incidente; se, invece, l’avvistamento fosse avvenuto presso il Secondo gradino, forse il tempo ci sarebbe stato…
Anker sostiene, mostrando al pubblico una sua ricostruzione fotografica, che Odell, per effetto della prospettiva dal suo punto di osservazione, vide sì i due alpinisti in cresta, ma presso il Primo gradino.Lo stato del corpo di Mallory, la sua posizione e la sua postura indicano che la caduta è avvenuta da un punto compreso fra il Primo ed il Secondo gradino, prima della cosiddetta "fascia gialla", e neppure da tanto in alto: salvo una frattura al piede destro, Mallory non presentava lesioni significative, per cui è lecito ritenere che la morte non sia sopraggiunta per evento traumatico. Secondo Anker, il punto di ritrovamento - anche considerando i naturali movimenti degli strati nevosi - indica che la caduta è avvenuta durante la salita e, quindi, prima d’aver raggiunto la cima. Mallory era ancora legato e quanto resta della corda, circa 10 m, presenta uno strappo: segno evidente che i due alpinisti sono caduti insieme e che non si erano separati, come ipotizzato nel corso degli anni.
Mallory, per espresso volere della famiglia, è stato tumulato sul posto, sulla montagna che voleva scalare semplicemente "perché è là", come una volta rispose ad un giornalista durante un giro di conferenze negli Stati Uniti. Durante la cerimonia è stato letto il Salmo 103, che Anker ha riproposto al pubblico torinese in memoria di tutti i caduti della montagna.
In definitiva, i risultati ottenuti dalla spedizione aggiungono molti particolari al mistero, attenuano alcune ombre, ma non portano la luce definitiva che solo il ritrovamento della macchina fotografica avrebbe potuto fornire. Per i cultori delle ipotesi la materia è particolarmente fertile: l’orologio segnava davvero le 14.25 o piuttosto le 17.10? Gli occhiali da ghiacciaio ritrovati in tasca della giacca erano una dotazione di scorta o Mallory li aveva tolti? Per la nebbia o per il buio? Era davvero il cadavere di Irvine quello rinvenuto nel 1975 da un alpinista cinese, poi a sua volta scomparso? E se la macchina fotografica l’avesse avuta proprio il giovane "Sandy"?Non avendo le risposte, noi alpinisti del XXI secolo dobbiamo comunque, come fece Anker al momento del ritrovamento sedendosi accanto al corpo, pensare a Mallory ed Irvine "con profondo e reverenziale rispetto per quanto furono capaci di fare, indipendentemente dall’aver raggiunto o meno per primi la vetta dell’Everest". Il resto è leggenda ed è bello che sia così: dopo tanto tempo, essa continua ad affascinare e alimenta il bisogno di sconosciuto che c’è in ogni alpinista.

domenica 14 dicembre 2008

In Nepal le tracce dello Yeti













“Sappiamo riconoscere le orme degli animali e quelle che abbiamo avvistato appartengono senz’altro allo Yeti”. Questa è la dichiarazione convinta dal vice comandante della spedizione ‘Yeti Project Japan’ (purtroppo il sito è solo in giapponese), che riprendo da Ansa.
E se tra le nebbie dell’Himalaya vivesse davvero questa creatura, apparentata al Bigfoot? La notizia ha rimbalzato di agenzia in agenzia e anche i
lettori di Blogo ce l’hanno prontamente segnalato. Gli scienziati sono a caccia dell’abominevole uomo delle nevi himalayane del Nepal perché hanno trovato delle impronte. Chissà.
Ci siamo domandati quando scoppierà il boom turistico effetto mostro di Lochness. In
Scozia non solo funziona benissimo ma ha arricchito la comunità locale. Intanto sul sito del turismo nepalese non riesco a trovare un tour dello Yeti. Ricerca infruttuosa persino nella pagina della biodiversità. Magari lo aggiungeranno nella sezione dei miti.
Sinceramente mi auguro che non si scateni nessuna caccia alla creatura. Di abomini il Nepal ne ha altri da fronteggiare a causa della povertà, come l’adescamento
traffico delle bambine nei bordelli dei paesi limitrofi. In attesa di nuovi itinerari di avventura (che non fossero rafting, parapendio, mountain bike, bungy jumping e trekking che il Nepal offre) .


pubblicato: martedì 21 ottobre 2008 da Manuela Vacca in: Attualità

lunedì 8 dicembre 2008

ADDIO FEDERICO CI MANCHERAI



In questi giorni si è letto di tutto .... dirette giornalistiche ...commenti di "esperti" montanari ... pareri di chi si sente onnipotente , insomma tutti volevano il loro spazio nella triste vicenda ... ho rivissuto la cronaca della morte del povero Mario Perona ... mi chiedo : perchè la gente non riesce a trattenere i propri commenti neppure di fronte al dolore ? E' stata una disgrazia e basta !
La montagna non è "assassina" come la definiscono alcuni , ma neppure coloro che la frequentano sono dei kamikaze, non stiamo parlando di andare a fare la "Via del Pesce" in free solo ! Questa si che è pura follia ( per me ).
Non è il momento di fare della retorica ma è il momento delle riflessioni e dei ricordi ..........


venerdì 31 ottobre 2008