E' nel 1957 in Yosemite Valley per mano di Royal Robbins e Warren Harding che ha inizio la nuova era dell'arrampicata, due differanti personalità, il primo definito da tutti un vero "purista" del verticale, il secondo possiede una personalità vulcanica, anarchico insofferente di ogni limitazione, invece ha fatto ampio uso di mezzi artificiali e di chiodi ad espansione. Robbins riesce a salire nel 1957 la verticale parete Nord-ovest dell’Halfe Dome. Per la prima volta, uno dei veri e propri "big walls" di Yosemite è stato superato. La rivincita di Harding arriva qualche settimana più tardi. Nei primi giorni di luglio, accompagnato da Bill Feuerer e Mike Powell, Harding attacca con decisione la parete più impressionante della Valle, quella che nessun altro alpinista ha mai osato tentare. E’ The Nose, "Il Naso", lo sperone meridionale di El Capitan, che offre una linea evidentissima e impressionante al centro di una parete sconfinata – più di mille metri di altezza e particolarmente levigata. "Salirò quella maledetta via" esclama Warren Harding prima di mettere le mani sulla roccia. La salita viene terminata nel settembre del 1958 (la salita era stata compiuta in vari tentativi, lasciando le corde fisse in parete per le risalite) dopo diciassette giorni di arrampicata effettiva e con ben 125 chiodi a pressione. La via più celebre della Yosemite valley e dell’intera America è stata appena completata. Ha inizio un decennio fatto di sfide e di personaggi emergenti, si condivideva sostanzialmente la filosofia della nuova linea da percorrere in "free climbing" (arrampicata in libera senza utilizzare chiodi e/o altro per la progressione o per il riposo) e del "clean climbing" (arrampicata pulita che non utilizza i chiodi per l’assicurazione). Coloro che non si allenavano non avevano possibilità di riuscita. A Camp 4 le giornate trascorrevano all'insegna dell' ozio , si fumava marijuana, si assumevano sostanze stupefacenti, per cui i nomi delle loro vie erano tutte un programma: Mescalito, Excalibur, Cosmos, Tangerine Trip. Il loro livello tecnico era straordinariamente alto. Essere pigri, per i climber locali diventava una condizione importante per diventare un buon arrampicatore. I cinque punti essenziali per la vita, con cui passavano la giornata, erano in ordine di importanza: 1) Arrampicare, 2) Prendere il sole, 3) Mangiare, 4) Droghe, 5) Donne !La parola lavoro non compariva mai !! Alcuni vivevano anche costantemente quali local residents al campeggio degli arrampicatori (Camp Four). Questo più che un campeggio pareva piuttosto un deposito della subcultura di Bill Westbay, Jim Bridwell, John Long Berkeley e Los Angeles. Invece di pretenziose roulotte, gli arrampicatori dall’aspetto di accattoni stavano in tendine, spesso solo teli fissati tra due alberi. Tutto aveva l’aspetto un po’ hippy tipico dei campus americani; il ’68, con le sue grandi utopie, si stava facendo strada anche tra gli alpinisti i quali si sentivano ben più vicini a Bob Dylan che al Che, ai poeti beat che a Mao, ai "figli dei fiori" che alla lotta di classe. Alla sera regnava sovente l’atmosfera dei grandi fuochi di campo. Chitarra, birra di Budweis e discorsi folli, naturalmente solo sull’arrampicata. Ben presto emersero altri grandi nomi, come John Bachar, Ron Kauk e Ray Jardine, e le foto di "Separate Reality" faranno il giro del mondo. Ma solo quando alcuni europei arrivarono in pellegrinaggio nella "Valle" la scuola californiana approderà in grande stile sul continente europeo...........Ma questa è altra storia ....
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4 anni fa


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